ERMENEGILDO RINALDI
IL PRESEPE NELLA MASSERIA
Miniatura del mondo rurale e del vissuto della civiltà contadina
nel mezzogiorno d’Italia a cavallo del XX Secolo

LA STORIA DEL PRESEPE
di Paola Mastrorilli e Devon Scott
Le origini del Presepe sono sicuramente cristiane e risalgono ad una tradizione del II secolo dopo Cristo, di commemorare la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, nella quale si credeva che egli fosse nato. Nel Vangelo di San Luca si racconta che la Madonna, dopo aver partorito, avvolse il piccolo nelle fasce e lo mise in un "praesepe", cioè in una mangiatoia, il che farebbe pensare ad una stalla. Nei Vangeli Apocrifi si parla invece di una grotta e compaiono un bue e un asinello, messi accanto al bambino per riscaldarlo col loro fiato.
La rappresentazione simbolica della nascita di Cristo ebbe un grande successo popolare. I monaci cistercensi furono i più accaniti fautori del Presepe, perché sostenevano l'importanza di far conoscere bene alla gente tutte le fasi della vita di Gesù.
L'invenzione del Presepe come noi lo conosciamo è invece attribuita a san Francesco. Ne abbiamo appreso i particolari dalla biografia del santo, scritta da Tommaso da Celano. Egli racconta che due settimane prima del Natale 1223 san Francesco si accordò con Giovanni Velita, signore di Greccio, per celebrare lì il Natale, per far vedere a tutti i disagi che Gesù aveva accettato alla nascita.
Velita, anziano e terribilmente grasso, non amando molto camminare chiese di fare la rappresentazione a poca distanza dal suo castello, non più lontano della gettata di un tizzone da parte di un fanciullo. Inaspettatamente, il tizzone volò ad una distanza di oltre un miglio ed incendiò un bosco, cadendo poi sulle rocce: qui venne allestito il primo Presepio.
Alcune città fecero del Presepio una vera arte, come Bergamo e Napoli, dove l'abilità degli artigiani ha fatto nascere composizioni bellissime. Anche oggi ci sono artisti che costruiscono Presepi in vari stili, riproducendo Natività ambientate in baite montane, spiagge, cascine della Bassa Padana, capanne africane, quartieri cittadini di ogni tempo e luogo, utilizzando i materiali più disparati, come sughero, legno, carta, cartone, polistirolo, terracotta, gusci di noci di cocco o quanto altro può ispirare la fantasia.
Il Presepe, secondo la tradizione, deve essere fatto il giorno di san Nicola o di santa Lucia (di sant'Ambrogio a Milano), lasciando però la greppia vuota. Nella notte di Natale si aggiunge il bambinello nella greppia. Il Presepe si completa il 6 di gennaio, con l'arrivo dei tre Re Magi venuti dall'Oriente a portare doni di oro, incenso e mirra a colui che la stella cometa aveva indicato come "Luce del mondo".
IL PRESEPE-MASSERIA
La passione per le tradizioni della civiltà contadina e per tutto quel mondo rurale ormai scomparso, mi portò nel novembre 1994 ad intraprendere la costruzione di questo presepe-masseria, iniziando dalla realizzazione della casa.
Ogni anno, allestendo il presepe nel periodo natalizio, ho realizzato un nuovo locale per arrivare all’attuale sistemazione in cui sono ricostruiti tutti gli ambienti di una tipica masseria della campagna pugliese di fine ottocento.
Il presepe misura mt 3.60 x 1.50, ed e’ interamente realizzato in tavola dello spessore di 1.8 mm.
La ricostruzione e’ in scala 1:10.
La maggior parte dei particolari che arricchiscono i vari ambienti li ho realizzati artigianalmente utilizzando legno, cartone, o lamierini in ferro. La muratura del complesso e’ tutta dipinta di bianco, che ricorda l’imbiancatura a calce viva dei centri storici dell’Italia meridionale, antico retaggio della dominazione bizantina.
Nella scena e’ riprodotta la sera della vigilia natalizia dell’ anno del Signore 1890.

ENTRIAMO NELLA MASSERIA
La visita del presepe inizia dalla campagna che circonda le mura della masseria.
Nell’agro ricco di alberi d’ulivo scorgiamo due contadini, che in questo tramonto della Vigilia si affrettano a ritirare i panni pieni di olive, dopo una giornata trascorsa alla raccolta di questo prezioso frutto delle nostre campagne.
Anche una contadina china, coglie dal terreno alcune olive cadute ai piedi del tronco.



Il traino che riportera’ a casa i contadini e’ colmo di sacchi di olive, la mula legata tutto il giorno sotto l’albero a rifocillarsi ha quasi ultimato la biada nel sacco che porta appeso alla capezza, ed il cane impaziente abbaia ai padroni quasi a ricordare che e’ l’ora di far rientro a casa; la bisaccia sul traino è vuota di provviste, ed anche la “vardedd” (sella) che legherà il mulo al traino è pronta per l’uso.
Dall’altro lato della “carrer” (viale di campagna) e’ visitabile una chiesetta con il tipico campanile a vela. Nella lunetta sul portale e’ riprodotto l’affresco della “Madonna di Mater Domini” (antica chiesa campestre cara alla pasquetta dei bitettesi e crollata nel 1975). L’interno e’ dominato dall’altare centrale sormontato da un affresco del ‘400 rappresentante la Madonna con il Bambino, mentre i due altari laterali sono dedicati a S.Michele e a S.Giuseppe.
Nel silenzio di questa chiesetta di campagna scorgiamo in preghiera il Beato fra’ Giacomo da Bitetto poggiato al suo inseparabile bastone, e con la bisaccia piena di questua sulle spalle; sull’uscio la lepre del miracolo.


Affianco alla cappella si erge un robusto albero di cipresso, nella cui grossa chioma hanno trovato ricovero due colombi.
Lasciata la campagna entriamo nella masseria, attraverso un bel portone con arco romano a raggiera.

Sulla destra troviamo la stalla delle pecore, e tra covoni di paglia e campanacci intravediamo un bue, un banchetto e la “secchia” piena di latte appena munto.
Sulla sinistra, invece, chiusa da una porta retinata vi e’ la stalla dei conigli. All’interno si nota una scala che porta al soppalco in legno dove e’ stivata la raccolta estiva delle mandorle. Dal finestrino sulla porta d’ingresso si intravedono le pannocchie di granoturco pendenti al sole.
All’esterno, appesa al muro, c’e’ una foglia di fico d’india a maturare, dove sono ben visibili i suoi prelibati frutti rossi.



Affianco a questa stalla si erge la torre colombaia, in cui l’estate viene stivata la biada ed il fieno per poter foraggiare nella stagione invernale gli animali. Esternamente, nella sommità della torre, sono state ricavate le celle utilizzate dai colombi come ricovero notturno, e dove lasciano le uova per poi dischiudersi a primavera.
Il piccolo piazzale antistante la porta di accesso alla torre e’ ombreggiata da un albero, ai cui piedi e’ sistemata una panca, per sedersi e rinfrescarsi nelle afose serate estive. Un aratro a vomero in ferro battuto e’ parcheggiato in questo spazio.
Per poter salire i sacchi sulla torre, e’ montata sulla facciata una carrucola in legno.
Dei fasci di rami secchi sono accantonati sui tetti di questi locali.
Su tutte le tegole che ricoprono gli ambienti della masseria sono poggiate delle pietre, per evitare che nelle giornate di forte vento ci sia un sollevamento di queste coperture.
Di fianco alla torre, coronata da un ricco pergolato di vite ed illuminata da un lampione troviamo la stalla, che serve da ricovero per la mula e come rimessa per il traino. In questo umile ambiente circondato di paglia e di arnesi il nostro sguardo viene rapito dalla S. Famiglia che, al centro della stalla con il Bambinello a braccia aperte, accoglie e rinfranca questi semplici contadini che dopo una faticosa giornata chinati sui campi, fanno rientro alla loro casa.

Avanti alla stalla fa bella mostra una tipica fontana a colonna dell’Aquedotto Pugliese, riproduzione fedele del modello installato nei nostri paesi dopo il 1914.
Di fronte a questa fontana e’ ricavato un piccolo orticello in cui sono seminati cavoli e rape, pronti a sfidare i rigori dell’inverno, mentre al limitar del campo, un falo’ brucia le fascine appena potate.

Sul bordo dell’orticello appesa ad una corda c’e’ la lana ad asciugare, che tosata alle pecore a primavera viene utilizzata per imbottire cuscini o per tessere vestiti e biancheria.


Eccoci ora nell’ aia, spiazzo che precede l’ingresso alla casa.
Qui troviamo all’ombra del pergolato una fontana ad abbeveratoio in cui la massaia sta lavando i panni e li stende ad asciugare. Intorno alla donna si rincorrono alcuni animali di bassa corte.
Anche una donna avvolta nella sua mantella si reca alla stalla del Bambinello portando sul capo una tegame contenente una focaccia appena sfornata.

In questo largo un contadino e’ intento a spaccar legna, mentre un venditore ambulante munito di brace, invita i passanti ad assaporare le caldarroste.

Parcheggiato vicino l’ingresso si puo’ notare un rudimentale monopattino in legno, momento ludico dei figli di questi contadini.

Questo spiazzo e’ dominato dalla casa padronale della famiglia contadina che abita la masseria.
L’edificio e’ diviso in due piani.
Nella facciata sono visibili delle finestre da dove si possono guardare i vari interni, vediamo anche un balcone con ringhiera in ferro battuto che si apre sulla stanza da letto, un pluviale che scarica l’acqua piovana dalla terrazza, la porticina di accesso al pozzo illuminata da un lampione sovrastante, una nicchia con un quadretto di S. Antonio Abate quale antico protettore degli animali, ed un robusto portone che chiude una porta piu’ piccola detta “vetrain’” ; sopra l’ingresso e’ ricavato un finestrino dove sono sistemati delle forme (“le pezz’“) di formaggio a stagionare.
Aprendo la “rezz” (tenda estiva che copre l’ingresso per evitare l’intrusione di zanzare, mosche e lucertole) entriamo nell’abitazione.

In questa casa si sta celebrando la vigilia del Natale, infatti sulla sinistra, nel sottoscala e’ allestito un bel presepe in cartapesta, coronato da rami di “sting” a cui sono appesi come da tradizione dei profumati mandarini.
Dinanzi alla sacra capanna troviamo riunita tutta la famiglia intenta a celebrare il rito della nascita di Gesu’. Di lato al presepe c’e’ la mamma che culla l’ultimo nato e compiaciuta ammira gli altri tre figlioli, mentre il piu’ paffutello, retto su una panca, sta recitando la poesia natalizia. Il papa’ in disparte, nel silenzio ascolta il piccolo e commosso ringrazia pregando il Bambinello.
Anche l’anziano nonno, per associarsi alla festa, sta scendendo dal piano superiore appoggiandosi al suo bastone ed alla ringhiera della scala.

In fondo a questo ambiente d’ingresso c’e’ una finestra che si affaccia sulla piazza antistante la cattedrale di Bitetto, qui in questa placida notte intravediamo una folla di fedeli che si stanno recando al duomo per partecipare alla Veglia Natalizia.
Sotto la finestra e’ sistemato un tavolo dove la donna stira la roba con il suo ferro a carbone, vicino alla scala si vede un attaccapanni a muro su cui e’ appeso un ombrello e un tabarro ( tipico cappotto robusto, detto anche “a ruota”, che avvolge i contadini nelle fredde giornate invernali), per terra, sotto una credenza a muro e’ poggiato il “cantro” (“u quandr’ “) in cui sono messe ad insaporire le olive verdi.

Al centro della stanza, coperto dall’asciuga panni (“assucapann’ “) intravediamo il braciere, al cui calore la nonna era seduta per filare la lana al filatoio con il caratteristico fuso.
Al centro della parete e’ allestito un altarino dedicato al Beato Giacomo da Bitetto, coronato dalla palma benedetta, mentre un lumicino devozionale arde dinanzi ad alcune foto di soldati caduti in guerra.

Diviso da una tenda (“u pann”) di color marrone che delimita l’ambiente entriamo nella cucina.
Qui e’ pronta la cena della vigilia, spaghetti e scodelle di frutti di mare, sulla tavolata ci sono anche le carte da gioco napoletane, la tombola con le sue cartelle e le immancabili bucce di mandarino che serviranno a segnalare i numeri estratti durante le giocate del dopo cena. Intorno al tavolo delle umili sedie in paglia.
La stanza e’ illuminata da un semplice lampadario detto “u piattain” avente un’unica lampadina di basso wattaggio.

All’angolo della stanza troviamo un maestoso camino avente un bel fuoco rinvigorito da un grosso ceppo
(e’ il ceppo della tradizione natalizia, che servirà a riscaldare, al passaggio della Madonna, le fasce che avvolgeranno il corpo del Nascituro).
Sul fuoco si scorge una pignatta, appesa alla camastra un enorme caldaia, mentre poggiate ai piedi del focolare ci sono due fuscelli di ricotta appena quagliate. Sulla cappa, tra formaggi e salsicce ad essiccare troneggia un antico quadro di S.Michele Arcangelo, con le colorate piume portate dal pellegrinaggio annuale che i nostri contadini pugliesi fanno a Monte S.Angelo.
Sotto al quadro e’ poggiata la cassetta con il puntale in ferro ed il martelo di legno che serve per divedere le fave ( “ u cazza fav’”).

Lateralmente a sinistra del camino e’ ubicato il fuoco detto “alla monachina” o “fragasse’ “ tutto in muratura rivestito di piastrelle bianche, in cui sono sistemati una caldaia in rame ed una brace.
In alto e’ appeso un quadro-foto della famiglia al completo.
Sul lato destro del camino e’ poggiata su un cassettone, la madia, in cui fanno bella mostra delle orecchiette appena impastate dalla massaia, che serviranno per il pranzo natalizio. Pentole, tegami e cacio cavalli sistemati in una credenza a muro affollano la parete.
Da un finestrino ricavato sul lato dell’abitazione si possono vedere, appesi sotto la travatura del soffitto, i pomodori.
Particolari dell’interno:




Dalla scala interna tramite una botola (“ cataratt) entriamo al primo piano dove e’ allestita la stanza da letto.


In questo ambiente troneggia un enorme letto in ferro battuto, rivestito con la tradizionale coperta imbottita di color rosso (“la cvert mbttait’”).
Sul capoletto sono appesi due grandi quadri ovali, che ricordano la passione di Gesu’ infatti rappresentano l’ Ecce Homo e la Vergine Addolorata.
Non era un caso che sul letto matrimoniale dove si genera la vita, erano presenti i simboli della Passione di Gesù, in quanto il mondo rurale in quelle scene di sofferenza rivedeva la propria esistenza fatta di sacrifici, di stenti e di miserie, con l’unica consolazione che dopo il travaglio quotidiano avrebbero raggiunto un giorno, come per il Cristo, la Resurrezione finale
( “Ad crucem , ad lucem”. S.AGOSTINO).
Ai fianchi del letto i due comodini con il lume, ed appesi al muro, vicino ad un quadro degli avi scomparsi, troviamo la corona del S.Rosario e la candela della Candelora che si accende e si prega durante i momenti tristi che attraversavano la vita quotidiana (tuoni, terremoti, grandinate, malattie). Sulla sinistra della stanza troviamo un cassettone con i tiretti ripieni di biancheria, mentre sopra e’ poggiata la classica campana in vetro con Madonna, portata in dote al matrimonio. Dietro la campana e’ appeso un bel quadro dei Sacri Cuori .
Dalla finestra che si affaccia sul balcone, nascosto dalla tenda in pizzo, intravediamo il lavabo a tre piedi con catino ( “u vaciail”) e brocca che serve per lavarsi faccia e mani appena risvegliati. Sul pavimento a scacchiera rosa-nero, ai piedi del letto e’ poggiato il pittale (“monsignor” o “prais”) che viene utilizzato per i bisogni fisiologici notturni.
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Dalla porta a destra della stanza usciamo sulla terrazza in cui appeso a delle corde e’ messo ad asciugare il bucato appena lavato nel lavatoio in legno (“u avt”) sistemato vicino al parapetto, sotto al cappello del camino (sul bucato messo a mollo si vede della cenere con foglie d’alloro utilizzate nell’acqua bollente per disinfettare il bucato).
Sul bordo della terrazza e’ esposta al sole la “spanna faich” (cesta rettangolare in legno dove si essiccano i fichi o i pomodori).
Sulle mura esterne che fiancheggiano la stanza da letto vediamo appesi a grappoli (“ l’ nzert”) agli, cipolle, e limoni.



Dalla terrazza accediamo ad un piccolo locale attiguo alla stanza da letto chiamato “soffitta” in cui si depositano conserve, orci in terracotta, ceste e quant’altro e’ utilizzato periodicamente dalla famiglia.
Come tutti gli ambienti anche questi due sono coperti con tegole, che terminano, per la stanza da letto, su un cornicione detto gocciolatoio (questa greca e’ divisa in tre scalini, che serve ad evitare che la discesa dell’acqua piovana strisci e sporchi le mura della facciata).
Tramite uno scalone esterno alla casa, scendiamo per visitare al disotto dello stesso, il porcile in cui sono stivati i maiali ed una scrofa.
Sulla parete dello scalone e’ murata una lapide, che ricorda il miracolo che ebbe questa famiglia la S. Notte del Natale 1890, quando per premiare la loro fede e rinfrancare i loro sacrifici, apparve nella stalla della mula il bambinello Gesu’
(D.O.M.- HOC LOCO UBI HOMO VIXIT ET EGIT IN QUOTIDIANI OPERIS HUMILITATE ACCIDIT PRODIGIUM. IN SACRA NOCTE A.D. MDCCCXC DIE NATALEM CELEBRATES PARVUM JESUS PARUIT UT HOMINUM ANIMOS CONFIRMARET ET EIS PREMIUM FIDEI DARET).
Da un finestrino ricavato ai piedi dello scalone si scorge la cantina sotterranea detta “ciddar”, in cui sono sistemati tutto l’occorrente per vendemmiare, fare e conservare il vino.
Inebriati dal profumo del vino possiamo vedere un prototipo di macinino manuale, un torchio, delle grandi botti in castagno, e delle damigiane.
Al centro dello scantinato, vicino alla scala di ingresso si nota la bocca di un cisterna d’acqua e una candela (questa era accesa per controllare che durante il periodo della fermentazione del mosto non ci fossero problemi di ossigeno per chi scendeva nella cantina).
Centrale, tra i fiscoli appesi al muro vediamo un quadretto di S. Martino beneaugurate protettore del vino novello. Una serie di formaggi e salumi ad essiccare sono appesi ad una trave in legno per evitare che i topi, sempre in giro in questi ambienti, possano precedere l’utilizzo dei contadini.

Nel retro della casa illuminata da un lampione e’ ubicato un’altro locale (“u soppnduon”), quale rimessa di un piccolo traino (“u trainet”) che vediamo parcheggiato nel piccolo piazzale antistante.
In questa placida notte natalizia la stella cometa dall’alto del cielo illumina la masseria, mentre un angelo, annuncia festoso a questo umile mondo di contadini il lieto evento:
“GLORIA A DIO NELL’ALTO DEI CIELI, E PACE IN TERRA A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’ ”
VIGILIA RURALE
Tramonto sui campi di Puglia.
Un freddo gelido avvolge,
raccolto nella sua cappa nera
il zappatore,
mentre fa ritorno a casa
nel cullìo del carro
colmo di raccolta d’olive.
E’ sera.
La calcarea masseria
spalanca le sue porte,
all’arrivo del cadenzato zoccolo.
All’animale stanco,
lo appaga
nella stalla,
il biondo fieno.
L’uomo,
riabbraccia la sua prole
assaporando sull’uscio
profumi di marina.
Lì,
vicino al focolare,
rinvigorito dal ceppo per Maria,
s’illumina il presepio,
ornato di rami, muschio e mandarini.
La madia,
ancora intinta d’olio e farina,
con la sapienza della massaia,
ha preparato,
tradizionali zuccheri.
Il desco e’ pronto,
con crete e fiaschi
ricolmi dei frutti della terra,
cartelle napoletane colorano il convivio.
Deposta la coppola,
in religioso silenzio,
l’anziano padre,
retto dinanzi ai commensali,
invita a segnarsi,
e guardando la mangiatoia,
pronuncia salmi di gratitudine
al Divino Infante.
Sedutisi all’umili impagliate,
novellando
antiche storie di Natale,
si rinfrancano.
E’ vigilia
Ermenegildo Rinaldi